GLOSSARIO DEL CINEMA P-Q-R-S-T-U-V-Z
P
Pan&Scan: formato schermo televisivo tradizionale. Se il film in origine era in un formato panoramico, vengono tagliate le porzioni laterali dell'immagine per proiettarlo a tutto schermo senza bande nere.
Panaflex: tipo di macchina da presa costruita dalla Panavision.
Panavision: marchio di fabbrica che costruisce diversi modelli di macchina da presa. Il nome identifica anche con un formato schermo.
Panoramica: movimento rotatorio della macchina da presa attorno al proprio asse.
Partecipazione straordinaria: detta anche cammeo, breve parte recitata da un attore molto famoso.
Pellicola: materiale fotosensibile su cui vengono fissati, in sequenza, i fotogrammi.
Piano: insieme al campo, è una distanza cinematografica. Generalmente si parla di piano quando la distanza è in rapporto con la persona, a differenza del campo dove la distanza cinematografica è in rapporto con l'ambiente.
Piano americano: inquadratura della figura dalla coscia alla testa.
Piano medio: inquadratura della figura che parte dalla vita dell'attore.
Piano sequenza: unica sequenza priva di stacchi.
Pilota: film, telefilm, soap opera, sceneggiato realizzato come campione, starà poi alla produzione sulla base di varie analisi di decidere la realizzazione di un'intera serie.
Pizza: rullo di pellicola.
Pixel: L’elemento più piccolo di un’immagine digitale (contrazione di picture element). E’ un’unità logica e non fisica. L’unità minima della pellicola invece è fisico-chimica (granuli di alogenuri d’argento).
Playback: tecnica che prevede l'utilizzo di colonne sonore preregistrate in studio; si contrappone all'audio di presa diretta che ,benchè più realistico, non garantisce l'uniformità e la pulizia del suono.
Post-produzione: tutte le fasi della realizzazione di un film che seguono alla fine delle riprese.
Primo piano: inquadratura, nel caso di una figura umana, dalle spalle in sù.
Primissimo piano: inquadratura, nel caso di una figura umana, solo del viso.
Produttore: finanziatore colui che copre le spese di produzione mettendo in cantiere il film, nelle grandi produzioni si trovano spesso più produttori associati.
Produttore esecutivo: responsabile della produzione sul set. Approva le spese ed è responsabile del rispetto del budget.
Produzione: tutte le attività, sia economiche che tecniche, messe in atto per la realizzazione di un film.
Profondità di campo: spazio di visuale nitida davanti e dietro il punto di messa a fuoco.
Promo: Filmato televisivo o comunicato radiofonico realizzato per promuovere film, telefilm, spettacoli, etc. Il promo nasce con le emittenti commerciali ed ha un linguaggio molto simile a quello degli spot e dei videoclip.
R
Recording: Processo inverso alla digitalizzazione per cui si trasferisce un film, o parte di esso, da computer a pellicola. Avviene, di solito, dopo l’elaborazione digitale necessaria alla creazione di effetti speciali.
Rallentatore: tecnica di ripresa che si impiega per dare l'impressione che i protagonisti si muovano più lentamente della realtà.
Rallenty: vedi rallentatore.
Regista: responsabile artistico ma anche tecnico-professionale di un film; a lui spetta la responsabilità di avere un piano preciso per cucire la fase di preparazione, le riprese ed il montaggio.
Regia: direzione artistica di un film. La regia cinematografica, a differenza di quella teatrale che interpreta un'opera compiuta, è la creazione dell'opera stessa.
Remake: realizzazione di un film già esistente, riproposto completamente in una nuova versione.
Rotoscope: apparecchiatura capace di proiettare i fotogrammi singolarmente.
S
Sceneggiatore: scrittore di un soggetto cinematografico ovvero della sceneggiatura.
Sceneggiatura: dove nasce il film: scena per scena, dialogo per dialogo compresa la descrizione di tutti i luoghi e gli oggetti presenti nell'inquadratura.
Scenografo: è il responsabile della progettazione e della realizzazione delle scene. Art Director.
SDDS: Sony Dynamic Digital Sound; sistema di riproduzione audio digitale a 7.1 canali realizzato dalla Sony.
Seconda unità: è una seconda troupe di regia che collabora con la prima nella realizzazione di sequenze di massa, o per curare particolari inquadrature.
Sedici millimetri: pellicola a formato ridotto rispetto al classico trentacinque millimetri cinematografico.
Segretaria di edizione: cura la stesura del diario di lavorazione nel quale viene annotato tutto ciò che accade sul set, dalle spese fino ai motivi delle perdite di tempo. Inoltre riporta tutte le varianti effettuate alla sceneggiatura durante le riprese che saranno utili nella fase di montaggio..
Set: luogo della ripresa.
Sequenza: unità narrativa del film composta da una o più scene compiute.
Soggettiva: ripresa in cui la macchina vede con gli occhi di un personaggio.
Soggetto: breve scritto (solitamente la lunghezza di un soggetto va dalle 10 alle 15 cartelle) che narra la trama del film, fornendo in modo succinto un'idea dei tempi, dei luoghi, dei personaggi. Precede la sceneggiatura e ne è la bozza.
Sottotitoli: scritte che compaiono alla base dello schermo cinematografico e talora sostituiscono il doppiaggio, o traducono parole pronunciate in lingue poco conosciute e lasciate volutamente in versione originale.
Special Awards: premi assegnati dall'Accademy of Motion Picture Arts and Sciences.
Spot Pubblicitari: breve filmato usato nelle programmazioni televisive o cinematografiche a scopo pubblicitario; ha una durata compresa tra i 7 e i 90 secondi e usa diversi codici della comunicazione. Principalmente fa leva sulla ripetitività, deve catturare immediatamente l'attenzione del pubblico, suggerisce idee positive e vincenti (bellezza, ricchezza). Il primo esempio nella storia è un cortometraggio di 10 secondi trasmesso nel 1941 dalla NBC americana per conto della Bulowa, mentre i primi annunci commerciali in Italia risalgono al 1957, ed erano tutti inseriti nelle ferree regole del Carosello.
Steadicam: Steady-Cam sistema di contrappesi che permette ad una telecamera portata a spalla una linearità di ripresa perfetta e senza tremolii. Il sistema Steadicam per riprese in movimento senza vibrazioni è stato inventato verso la fine degli anni Settanta dall’operatore Garret Brown.
Story-Board: tecnica di "visualizzazione" del film tramite disegno grafico in sequenza che sintetizzi i tipi di inquadratura
Stunt-man: il sostituto dell' attore durante le scene più dinamiche e pericolose.
Story-board: sceneggiatura disegnata nei minimi particolari, è il fumetto del film e dà un'idea precisa di come si svilupperanno le singole inquadrature.
T
Teatro di posa: grande locale di solito un capannone industriale attrezzato per le riprese.
Technicolor: azienda specializzata nello sviluppo e nella stampa; inoltre è conosciuta anche come sistema di ripresa a colori.
THX: Tom Holman's Experiments; sistema qualità della Lucasfilm; copre tutti gli aspetti della produzione di un film, dalla pre-produzione alla visione in sala.
Titoli di coda: elenco dei collaboratori secondari che non compaiono nei titoli di testa.
Titoli di testa: elenco dei nomi della troupe.
Todd Ao System: sistema su grande schermo, in cui l'immagine è impressa su pellicola da
Trailer: breve filmato che pubblicizza e preannuncia l'uscita di un film; attraverso un oculato uso del montaggio, trascina l'attenzione dello spettatore verso i passaggi più intensi della pellicola.
Trentacinque millimetri: formato cinematografico (della pellicola) attualmente in uso.
Troupe: staff tecnico completo del film.
U
U.N.A.C.: Unione Nazionale Autori e Cinetecnici.
V
Videoclip: esempio di cortometraggio che, attraverso le immagini, pubblicizza il contenuto di un brano musicale; ha una durata compresa tra i 3 e i 5 minuti. Nasce alla fine degli anni '
Vistavision: sistema su grande schermo, in cui l'immagine impressa su pellicola da
W
Widescreen: formato schermo studiato espressamente per la televisore a schermo panoramico, con un rapporto tra base e altezza dell'immagine di 16:9.
Z
Zoom: come per le macchine fotografiche, ingrandimento del soggetto inquadrato.
GLOSSARIO DEL CINEMA E-F-G-H-I-L
E
Effetti speciali: sono di due tipi: effetti visivi ed effetti sonori. Vi si ricorre per creare ambienti, situazioni, perfino personaggi non realizzabili con normali riprese o che comporterebbero costi proibitivi. Oggi per lo più sono realizzati con l'ausilio dell'elettronica e del computer.
Esposimetro: strumento per misurare l'intensità luminosa, i rapporti fra le tre luci base, il contrasto e grazie ad un apposito calcolatore, il tempo di esposizione alla luce di una pellicola fotografia o cinematografica per la migliore resa focale.
Exploitation: sfruttamento; cinema a basso costo il cui unico scopo è il profitto.
F
Fiction: sono film "di fiction" quelli basati su vicende o personaggi di fantasia o in cui comunque la realtà viene ricostruita molto liberamente.
Flashback: ritorno istantaneo all'indietro nel tempo dei personaggi o del racconto.
Fondale: scena artificiale davanti alla quale si sviluppa l'azione. Si tratta di pareti dipinte, teloni o inserti fotografici.
Fonico: tecnico addetto alla registrazione ed alla manipolazione del suono.
Fonico di presa diretta: si occupa della sistemazione dell'attrezzatura audio sul set affinché queste non intralcino la regia e la fotografia e non siano visibili nell'inquadratura.
Formato schermo: noto anche come formato immagine, formato inquadratura, rapporto dimensionale, formato dimensionale, aspect ratio. È il rapporto tra larghezza e l'altezza dell'immagine cinematografica sullo schermo.
Fotobuste cinematografiche: insieme delle migliori fotografie di scena pubblicate in fogli da appendere solitamente fuori dai cinema. Attualmente molto collezionate.
Fotografia cinematografica: la tecnica con cui si ottiene la costruzione dell'immagine per mezzo di opportune forme di luci e filtri e della disposizione di tutti gli elementi presenti sul set. In pratica, con la fotografia si realizzano visivamente le richieste artistiche della regia; una particolare "illuminazione" e disposizione degli elementi, compreso gli attori, i costumi e il trucco, determina l'atmosfera della scena.
Fotografo di scena: documenta attraverso fotografie tutto quello che accade sul set.
Fotogramma: singola immagine impressa sulla pellicola.
Fuori campo: ogni azione o suono che ha luogo fuori dal campo di ripresa.
G
Grandangolare o grandangolo: obiettivo capace di riprendere un campo visivo maggiore di quello dell'occhio umano.
I
Imax: sistema a schermo gigante, con pellicola da
Inquadratura: unità minima di montaggio. In pratica è la porzione di spazio inquadrata dalla macchina.
Ispettore di produzione: collaboratore sul set del direttore di produzione.
K
Kitsch: Termine tedesco usato per indicare oggetti che pretendono di essere artistici, mentre sono soltanto di cattivo gusto.
L
Letterbox: formato dello schermo televisivo. Prevede sullo schermo tv l'aggiunta di bande nere orizzontali di varia ampiezza, sopra e sotto l'immagine, con lo scopo di rispettare il formato cinematografico originale.
Locandina: foglio patinato grafico o fotografico da appendere per pubblicizzare gli spettacoli. utilizzata sia nel cinema che nel teatro
Lungometraggio: per la legge italiana un film di lunghezza non inferiore a
GLOSSARIO DEL CINEMA M-N-O
M
Macchinista: tecnico addetto al trasporto ed al montaggio delle macchine e degli accessori di ripresa; progetta e costruisce apparecchiature per realizzare riprese particolarmente impegnative.
Majors: grandi case di produzione, termine di origine hollywoodiana.
Manifesto cinematografico: realizzazione pubblicitaria in grande formato (min.100x140circa) realizzato per la promozione dei film attraverso l'affisione. Può essere sia grafico che fotografico
Mdp: macchina da presa.
Microfonista: tecnico alle dipendenze del fonico; si occupa della sistemazione dei microfoni per gli attori.
Mirino: traguardo ottico od elettronico che consente di controllare l'ampiezza e l'altezza dell'inquadratura.
Missaggio: montaggio audio della colonna sonora (musiche + dialoghi + rumori).
Moviola: apparecchiatura dedicata per il montaggio.
Montaggio: l'unione di varie porzioni di pellicola su cui sono state girate le sequenze, ma anche singole inquadrature, con lo scopo di ottenere un'insieme logico, organico e artistico. Tecnicamente esistono due modi per montare un film: meccanico tradizionale, con le consolle Moviola, Kem, Steenbeck, Prevost e Moritone; oppure digitale, con l'utilizzo di programmi per computer AVID o Lightworks.
Montaggio non lineare: Nuovo procedimento di montaggio caratteristico della tecnologia digitale grazie al quale è possibile intervenire direttamente su un punto preciso del film senza dover necessariamente riavvolgere il nastro. Questo processo è possibile grazie al fatto che si lavora sull’elaborazione numerica delle immagini acquisite anziché sul supporto fisico che le contiene.
Morphing: Procedimento, tipico degli effetti speciali, che permette di trasformare progressivamente un’immagine digitale in un’altra. Inserendo nel computer l’immagine di partenza e quella “di arrivo” e stabilendo la velocità della metamorfosi. L’elaboratore calcola autonomamente i passaggi intermedi.
N
Neorealismo: Dopo il secondo conflitto mondiale il cinema italiano trova forza e nuove fonti di ispirazione proprio sugli orrori e le distruzioni della guerra. Roberto Rossellini con "Roma città aperta" ha raccontato gli orrori della occupazione nazista e l'eroismo del popolo romano, quasi in diretta.
Poi è Vittorio De Sica a portare il cinema in mezzo alla gente raccontando il dramma dei bambini abbandonati gli "Sciuscià", dando vita ad una grande scuola che sarà apprezzata in tutto il mondo e che prese il nome appunto di Neorealismo.
Ma il capolavoro neorealista di De Sica è "Ladri di biciclette", che lo consacra definitivamente come grande regista, gli fà vincere un Oscar e lancia il cinema italiano in tutto il mondo.
Un cinema fatto di povera gente, gente comune, come gli attori che li interpretano, attori non professionisti "presi dalla strada".
Nickelodeon: sala statunitense d'inizio secolo, dove si pagava un Nickel per entrare.
Nomination: prima selezione per l'assegnazione del Premio Oscar, fra le varie nomination verrà scelto dalla giuria il vincitore.
O
Oggettiva: ripresa in cui la macchina da presa, esternamente all'inquadratura, vede tutto ciò che accade.
Operatore: tecnico addetto al funzionamento della macchina da presa; è colui che normalmente esegue la ripresa.
Oscar, Premio: Academy Award, maggior riconoscimento americano per il cinema si svolge annualmente
GLOSSARIO DEL CINEMA B-C
B
Blocco pubblicitario: arco di tempo nel quale vengono trasmessi una serie di spot pubblicitari.
Blocco del programma: termine usato nelle trasmissioni televisive per indicare una porzione di programma compresa tra due blocchi pubblicitari.
Bloopers: Sono errori sfuggiti al regista o ai montatori che spessissimo si incontrano durante la proiezione del film. Possono derivare da errori di montaggio, errori di inquadratura come ad esempio tecnici o attori che non hanno nulla a che vedere con l'inquadratura stessa, oppure oggetti che cambiano posizione senza che nessuno li sposti da una inquadratura all'altra, anacronismi, movimenti illogici.
B.S.C.: (British Society of Cinematographers); associazione dei direttori della fotografia inglesi.
C
Cadenza: numero dei fotogrammi che scorrono in un secondo nella macchina da presa o nel proiettore. Nei film che siamo abituati a vedere la cadenza è di ventiquattro fotogrammi al secondo, in televisione è di venticinque, nei vecchi film muti la cadenza era di sedici.
Cammeo: vedi partecipazione straordinaria
Campo: insieme al piano è una distanza cinematografica. Generalmente si parla di campo quando la distanza è collegata con l'ambiente, e di piano quando la distanza cinematografica è in rapporto con la persona.
Campo medio: inquadratura di un'intera azione dove l'ambiente è ben visibile e presente nella scena.
Campo lungo: inquadratura in esterna a larga visuale, dove però è presente un centro narrarivo di interesse.
Cast: da distinguere in: "artistico" (regista, sceneggiatori, attori) e "tecnico" (montatore, direttore della fotografia, fonico,scenografo, ecc.).
Carrellata: tipo di ripresa dal carrello in movimento sul set.
Carrello: veicolo su ruote che alloggia la macchina da presa e ne permette i movimenti sul set.
Cassetta vhs: supporto tecnico per visionare immagini e film attraverso un videoregistratore.
Ciak: storica tavoletta sulla quale vengono scritti tutti i dati dell'inquadratura; è dotata di un elemento mobile che produce un rumore caratteristico da cui prende il nome. Serve al montatore per conoscere i dati della scena e per la sincronizzazione del montaggio.
CG (Computer Graphic): tecnica per ottenere immagini ed animazioni completamente originate dal computer come i personaggi di Dinosauri, Z la formica, o Toy story.
Cinema: luogo preposto alla visione dei films.
Cinemascope: sistema di ripresa / proiezione a schermo allargato brevetto dalla Twenty Century Fox.
Cinerama: sofisticato sistema di ripresa / proiezione a grande schermo con tre macchine da presa sincronizzate capaci di coprire insieme un angolo visivo molto ampio. Anche in sala proiezione vengono utilizzati tre proiettori anch'essi sincronizzati ed uno schermo gigante.
Colonna sonora: registrazione sonora di dialoghi, musiche ed effetti miscelati insieme che accompagna e sottolinea le varie situazioni sullo schermo; negli ultimi decenni ha assunto sempre maggior importanza fino a diventare elemento determinante il successo di un film..
Colossal: film nel quale sono fondamentali le scene di massa con ricostruzione di ambienti solitamente legati a storie storico-mitologiche - avventurose.
Comparsa: persona (solitamente un attore non professionista) che compare nella scene di un film assieme ad altri senza partecipare al dialogo.
Compositing: sovrapposizione ed integrazione di più livelli di immagini. Generalmente si compongono le immagini ricavate da riprese con le immagini 3D, generate dal computer. Un esempio frequente è l’interazione di attori che hanno recitato davanti a un blue screen con fondali creati digitalmente.
Controfigura: persona che si sostituisce all'attore durante le prove od in sequenze del film particolarmente pericolose (vedi stunt-man.)
Corto: (vedi) cortometraggio
Cortometraggio: è un film del quale la pellicola non supera i
Costumista: si occupa dei costumi di scena usati dai personaggi di un film, che disegna e talora cuce e assembla personalmente.
Chroma key: un termine inglese che letteralmente significa "chiave del colore". Si tratta di una tecnica di ripresa televisiva, che consente di sovrapporre un'immagine ad uno sfondo dal colore predeterminato (verde, rosso o blu) che funge da sorgente video autonoma.
GLOSSARIO DEL CINEMA D
D
Découpage: divisioni in blocchi del film; è una fase della sceneggiatura.
Dialoghista: nel doppiaggio è l'adattatore del testo, ricopre il ruolo di garante dell'edizione originale cercando di adattare ai movimenti della bocca dell'attore in video i nuovi testi, nel rispetto delle diversità e alle peculiarità linguistiche.
Digitalizzazione: Processo di trasferimento di un film dalla pellicola al computer, in modo da permettere il trattamento digitale delle immagini.
Digital sound: suono digitale.
Distanza cinematografica: distanza apparente tra il pubblico ed il centro d'azione della ripresa. Si divide in campi quando la distanza è in rapporto con l'ambiente, e in piani quando è in rapporto con la persona.
Direttore di doppiaggio: è il capo dei doppiatori ed il garante dell'interpretazione durante le fasi del doppiaggio.
Direttore del cast: il suo ruolo consiste nel trovare gli attori più adatti ai vari ruoli che successivamente verranno presentati al regista che sarà responsabile della scelta definitiva.
Direttore della fotografia: responsabile tecnico artistico della fotografia di un film. Si occupa di tutto ciò che riguardano le inquadrature e le luci; sceglie e dirige le maestranze che rientrano nelle sue competenze.
Direttore di produzione: responsabile dell'aspetto amministrativo-produttivo del film, ogni cosa che attiene all'organizzazione ed alla contabilità passa sotto il suo diretto controllo.
Dissolvenza: progressivo schiarirsi o scurirsi di un inquadratura.
Dissolvenza incrociata: tecnica per la quale due inquadrature in sequenza si mischiano tra di loro in modo graduale.
Documentario: film privo di trama narrativa di finzione. Riguarda settori scientifici o culturali ed è adibito a funzioni non spettacolari ma didattiche e informative. La legge italiana lo definisce come un cortometraggio di lunghezza non inferiore ai
Le origini del documentario risalgono al 1910 grazie al lavoro delle avanguardie sperimentali cinematografiche. I suoi contenuti sono sempre stati di natura giornalistica, narrativa, descrittiva, propagandistica, pubblicitaria, o con finalità educative e formative. Tra i nomi più importanti nel mondo, ricordiamo Robert Flaherty, che dal 1911 iniziò una sua produzione con intenti commerciali (ne realizzò uno per un'industria di pellicce,
In Italia il documentario deve la sua nascita all'attività dell'Istituto Luce, che utilizzò il mezzo per creare documenti (soprattutto cinegiornali) di propaganda del regime fascista; ma molti furono anche i registi che si avvicinarono al genere con intenti descrittivi e poetici: Vancini, Antonioni, Comencini, Risi, Zavoli, Quilici.
Dolby Digital: sistema di riproduzione audio digitale a 5.1 canali che produce effetti presenza al centro della scena, brevettato dalla Dolby Labs. Il Dolby Digital distribuisce il suono su sei canali completamente separati: i canali frontale sinistro e destro, il canale centrale e i canali posteriori destro e sinistro. Il suono riprodotto è sorprendentemente coinvolgente e realistico; tutti i canali sono digitali questo significa che riproducono segnali più accurati e definiti nei loro dettagli. Lo speciale canale a banda ristretta ha lo scopo di accentuare la gamma bassa frequenza e di ridurre l’eventuale sovraccarico di basse frequenze sugli altri canali. In origine, questo canale era presente nella colonna sonora dei film a 70mm e pilotava uno o più Subwoofer che trovavano collocazione dietro lo schermo di proiezione.
Dolby Labs: marchio di fabbrica produttore di varie tecnologie sonore.
Dolby Stereo SR: Dolby Stereo Spectral Recording: sistema di riproduzione audio a 4 canali, brevettato dalla Dolby Labs la prima evoluzione del Dolby Stereo A.
Dolby SRD-EX: Dolby Digital EX: sistema di riproduzione audio digitale a 6.1 canali, brevettato dalla Dolby Labs. È l'evoluzione del Dolby Digital.
Dolby Stereo A: sistema di riproduzione audio a 4 canali, brevettato dalla Dolby Labs, uno dei primi sistemi di spazializzazione dell'audio
Dolby Surround Pro Logic: sistema di riproduzione audio in alta fedeltà, simile al Dolby Stereo SR, ma realizzato per sistemi di videoregistrazione, brevettato dalla Dolby Labs. Basato su tecnologia analogica, riesce a creare effetti di riempimento sonoro grazie all’uso di quattro canali: due frontali per i suoni principali, un canale centrale per la voce e un canale Surround di riempimento diviso in due casse.
Dolly: carrello con braccio mobile su cui è sistemata la macchina da presa, gli operatori e gli assistenti. Può essere con ruote in gomma per pavimenti perfettamente lisci o con ruote scanalate da binario per terreni accidentati.
Doppiaggio: registrazione in studio della colonna sonora (dialoghi + musiche + rumori).
Doppiatore: attore che presta la sua voce adattandola a quanto succede nella scena
DTS: Digital Theater System; sistema di riproduzione audio digitale a 7.1 canali, brevettato dalla Amblin / Universal. I dati relativi al suono vengono compressi per ridurre le dimensioni. Il livello di compressione è inferiore rispetto al Dolby Digital, ma la quantità dei dati è maggiore quando viene decodificata con il risultato di ottenere un alto grado di qualità e profondità del suono.
Drive-in: cinema all'aperto nel quale si accede direttamente con l'automobile.
DVD: supporto digitale per visionare immagini e films
DVD lettore: strumento per visionare i filmati compressi in formato dvd
GLOSSARIO DEL CINEMA A
Glossario del Cinema
A
Academy Award: Premio Oscar assegnato ogni anno dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences (Associazione Americana dei Produttori e Cineasti). È l'unico premio che viene assegnato anche ad ogni singola fase della lavorazione.
Adattamento: è il processo attraverso il quale si sceneggia un testo ( un romanzo, una novella ) che non era originariamente nato per essere realizzato in una dimensione televisiva o cinematografica.
A.G.I.S.: Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. Riunisce i gestori di tutte quelle aziende che si occupano dello spettacolo in generale: cinema, teatro, circo.
Aiuto assistente operatore: assistente dell'operatore. Si occupa della manutenzione della macchina da presa e di altri lavori come il trasporto delle bobine.
Aiuto regista: si occupa di coordinare le direttive della regia con la troupe e il cast.
Ambientazione: il complesso di operazioni di scenografia e di arredamento necessarie per dare il carattere voluto ad una storia, il movimento della macchina da presa, le posizioni ed i giochi delle luci, la scelta delle angolature e dei particolari di fondo delle azioni.
A.N.A.C.: Associazione Nazionale Autori Cinematografici.
Anamorfico: tecnica cinematografica capace, per mezzo di lenti montate sulla macchina da presa con caratteristiche "anamorfiche", di schiacciare l'immagine sul negativo distorcendola e comprimendola. In fase di proiezione, un altro sistema di lenti simili, provvede a riportare l'immagine alla proporzione desiderata per essere proiettata sullo schermo in formato Cinemascope/Panavision.
A.N.I.C.A.: Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche e Affini.
Animazione digitale: Immagini in movimento create con il computer. Si può parlare di animazione digitale sia nei film che “nascono” al computer come Bug’s life o Toy story, sia nei film girati tradizionalmente ma con integrazioni digitali in 3D.
A.N.S.I.: (ex A.S.A.) American National Standard Istitute; è un ente che ha definito delle norme accettate internazionalmente da tutto il mondo della cinematografia.
Art Director: lo scenografo, lavora in sintonia con il regista; è responsabile della progettazione e della realizzazione delle scenografie; dirige le maestranze addette alle costruzioni.
A.I.C.: (Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica); l'associazione dei direttori della fotografia italiani.
Art director: ( vedi scenografo )
A.S.C.: (American Society of Cinematographers); associazione dei direttori della fotografia in america.
Aspect Ratio: formato dello schermo.
Assistente alla produzione: coordina molte attività inerenti le riprese, dall'organizzazione dei viaggi, orari; assiste il direttore di produzione
Assistente alla regia: collaboratore dell'aiuto regista.
Attrezzista: responsabile degli oggetti presenti sulla scena.
AVID: Software. Programma per computer con cui si può realizzare un montaggio elettronico digitale.
BREVE STORIA DEL CINEMA CINESE
BREVE STORIA DEL CINEMA CINESE
Il cinema viene introdotto in Cina nei primi anni del secolo. Nel corso degli anni dieci sono principalmente distribuiti film americani: in Cina non esistono ancora le possibilità tecniche per creare opere indipendenti. Zhang Shichuan e Li Minwei sono i pionieri del cinema cinese; contribuiscono a creare le prime case di produzione e Zhang dirige il primo cortometraggio cinese: Difficult Couple (Nan fu nan qi, 1913). Dirigerà film importanti quali Market of Beauty.
Nel corso degli anni Venti, benché ancora sotto la forte influenza hollywoodiana, la cinematografia cinese muove i primi passi. I film diretti in questo periodo sono soprattutto film d'attrazione, ovvero pellicole popolari che trattano arti marziali (Red Heroine), intrighi politici nelle corti imperiali, storie d'amore. Dal punto di vista tecnico il cinema fatica, nei primi anni, a svincolarsi dalla sfera teatrale, tant'è che alcune delle opere più rappresentative del periodo sono in realtà pièce di teatro filmato (The Rose of Pushui).
La decade 1927-1937 è fondamentale nella storia della Cina e del cinema cinese. In seguito agli incalzanti eventi politici, alla situazione sociale e politica lacerata tra tradizione e modernità, necessità di trovare una via cinese alla modernità imposta dalle potenze coloniali, nonché le censure del partito nazionalista impongono al cinema da un lato di affrontare temi più seri e maturi che rispecchiano le contraddizioni dello stato ed i bisogni del popolo, dall'altro di eludere la censura sviluppando un linguaggio allusivo e codificato.
In questa decade, benché il film sonoro cominci a diffondersi, venivano ancora prodotti numerosi film muti: le attrezzature non erano sufficientemente evolute, e la scelta della lingua poneva anch'essa un problema.
Tra i registi più importanti dell'epoca spicca sicuramente Sun Yu (1900-1990), che sviluppa una poetica personale e innovativa, articolando nella sua opera le tematiche più sensibili dell'epoca: Spring on Earth, Dawn, Big Road, Queen of sports, Little Toys, Wild Rose. Dopo il 1949 Sun Yu diresse uno dei più importanti successi al botteghino della storia del cinema cinese, The Life of Wu Xun, che fu duramente criticato da Mao Zedong in persona. Ciò provocò la caduta in disgrazia del regista, che poté in seguito girare solo due film di propaganda, Avec le vent en poupe e Legend of Lu Ban.
Il film che forse meglio rappresenta l'epoca del muto è Goddess, storia esemplare di una prostituta virtuosa incarnata da Ruan Lingyu, la più importante diva del muto, morta suicida all'età di venticinque anni, entrata nella leggenda.
Un'altra importante pellicola che rappresenta il primo incontro tra letteratura moderna e cinema è Spring Silkworms, una delle pellicole icone del cinema di sinistra.
Il confine tra muto e sonoro è incerto, poiché
Altre opere cardinali per la storia del cinema cinese sono Crossroads e Street Angel. Queste ultime due pellicole in particolare, molto diverse l'una dall'altra, sono però importanti per la rappresentazione inedita e poco convenzionale della giovinezza e degli strati sociali più bassi di Shanghai, di cui solitamente si denuncia la miseria morale ma si esalta il carattere brulicante e moderno.
Importanti sono poi film storici che denunciano, grazie al manzoniano stilema del parlare del passato per descrivere il presente, l'indifferenza del popolo e lo esortano alla ribellione contro l'imperialismo occidentale e giapponese: Mulan Joins the Army.
Non tutti i film sono di denuncia, influenzati dagli intellettuali del Quattro Maggio. Uno dei film più amati all'epoca fu Song at Midnight; l'autore, Maxu Weibang, si conferma il maestro dell'horror cinese con il seguito di questo film e con A Maid's Bitter Story.
Oppure si veda l'opera poetica di Shi Dongshan, con film quali Twin Stars.
Alcuni film sono apertamente filogovernativi, come il celebre National Style. Restano poi delle opere inclassificabili, come il capolavoro liminale di realismo psicologico Springtime in a Small Town.
Non mancano esperimenti nell'ambito dell'animazione, che in quegli anni si identifica con i fratelli Wan: Princess Iron Fan e Uproar in Heaven sono due capolavori assoluti dell'animazione cinese, a tutt'oggi ineguagliati (Lotus Lantern)
Dopo il 1949 le tensioni che si andavano creando all'interno del cinema cinese tra impegno e entertainment, nazionalismo e filo-occidentalismo, tra destra e sinistra, arte per l'arte e arte per il popolo si divisero geograficamente: Cina e Hong Kong.
In Cina il cinema riflette sulle conseguenze della guerra e sulla guerra civile tra nazionalisti e comunisti: Crows and Sparrows, This Life of Mine, Eight Thousand Li of Cloud and Moon.
Ad Hong Kong la riflessione verte su temi più astratti quali un nazionalismo ideologico che deve scendere a patti con la condizione coloniale: Spirit of the Nation, Flower Street, Sorrows of the Forbidden City.
Nell'ex colonia britannica sopravvisse fino agli anni Sessanta una fiorente industria di film in mandarino: i wuxiapian (Come Drink With Me, Golden Swallow) e i film musicali, tanto di ambientazione contemporanea (the song-and-dance films – gewu pian – Mambo Girl, The Wild, Wild Rose; Millionaire Chase, Hong Kong Nocturne), quanto in costume (i musical – yinyue pian – Three Charming Smiles; Kingdom and the Beauty).
In Cina continentale è il Partito a prendere il comando e il controllo di tutta la produzione cinematografica. Oltre ai già citati film di Sun Yu, di particolare interesse sono le prime prove di Xie Jin, il più importante regista della Quarta Generazione, in particolare il film sportivo Girl Basketball Player N°5, Stage Sisters e lo storico Red Detachment of Woman, capostipite dei film rivoluzionari, di cui esiste anche una versione balletto filmato Red Detachment of Woman. Un'altra icona imprescindibile della cultura visiva del Partito è
Alcuni film ritornano su episodi particolarmente critici della storia della Cina, come Naval Battle of 1984 e Lin Zexu, Storm oppure riducono per il grande schermo romanzi celebri, come Lin Family Shop. Vi sono poi opere che, come il già citato Life of Wu Xun rievocano la biografia di grandi personaggi della tradizione cinese: Li Shizhen.
Vi sono alcune pellicole sorprendentemente aliene di messaggi politici, e profondamente poetiche quali Early Spring in February.
Con lo scoppio della rivoluzione culturale, il cinema deve tacere e lasciare parlare la politica. Ogni parola, ogni gesto è potenzialmente interpretabile, e dunque pericoloso perché potrebbe contenere messaggi controrivoluzionari. Resta solo il balletto, singolare forma sincretica di realismo rivoluzionario sovietico e il lago dei cigni, che ben dice la crisi d'identità affrontata dalla Cina all'epoca: East is Red, Red Detachment of Woman, White-Haired Girl, Sister Jiang.
Pochissime le pellicole di fiction: The Pioneers, oppure Sparkling Red Star.
L'inizio degli anni Ottanta è un periodo di transizione; per uscire dalle imposizioni della rivoluzione culturale spesso il cinema si rivolge ad opere letterarie "classiche", e dunque difficilmente attaccabili dalla censura: Midnight, True Story of Ah Q, Camel Xiangzi, Cold Night.
Dalla metà degli anni Ottanta in poi cominciano ad apparire pellicole di difficile definizione, come Song of the Fountain: un misto di film per bambini e rieducazione soft per adulti; il cinema a tentoni cerca la strada dell'intrattenimento e dell'arte (non necessariamente contrapposti), lontano dalla politica. Sono anni di profonda crisi d'identità, il cinema cerca di ritornare alla normalità con una serie di commedie vagamente pedagogiche come Backlight Pictures e Stamp Lover.
Oppure si trovano opere che muovono le prime critiche al partito. Wu Tianming, direttore degli studi di Xi'an produttore dei film che diedero inizio alla Quinta Generazione, dirige River Without Bouys che, grazie all'interesse formale per l'immagine e la dura critica alla rivoluzione culturale anticipa stilemi e motivi del cinema dei decenni successivi.
Una rinnovata maturità filmica si può ritrovare anche in opere melodrammatiche che raccolsero un buon successo di pubblico quali Woman From the Lake of Scented Souls
Poi, sarà la rivoluzione della Quinta Generazione.
Corrado Neri
Tratto da
STORIA DEL CINEMA
Introduzione: sul Cinema
Il cinema... che grande invenzione! Senza esagerare si può dire che la cinematografia sia la più bella nuova arte che tecnologia e modernità abbiano portato agli occhi di tutti. E forse il semplice fatto che il cinema sappia arrivare a toccare l'attenzione tanto di persone colte quanto di quelle meno, ha per lungo tempo allontanato l'idea del cinema come arte sublime, espressiva dell'uomo e del suo potenziale di fantasia e creatività. Tramite il cinema si è potuto fare critica o propaganda politica, si è potuto immaginare e vedere cose che nella realtà non si possono vedere, e vederle come fossero vere! Si è potuto inventare il movimento, si è potuto modificare il tempo, accelerarlo, dividerlo in piccole parti per concentrarsi solo su una di esse. Il cinema che ci ha regalato momenti di grandezza mai vista, che ha messo in immagine storie finora sempre e solo lette, ci ha mostrato gli
eventi della storia, l'amore, la guerra, il futuro... mille futuri possibili! Il cinema che è nato semplice, ma ha saputo già da subito metter terrore coi grandi classici dell'horror (Frankeistein,
Nosferatu, Freaks), ha saputo nel silenzio del muto e nel fascino delbianco e nero far ridere come mai più si è riso grazie al "gigantesco" Chaplin; ha saputo immolare la storia dei popoli per risvegliare lo spirito di nazioni e grandi paesi. In eterna metamorfosi, il cinema, che nasce muto e ombroso (fine Ottocento), che cresce nel sonoro e nel colore (anni Trenta e Quaranta), che s'ingigantisce negli effetti di riproduzione (anni Settanta), che diventa irraggiungibile grazie alle
tecnologie virtuali (anni Novanta)... Ma che mai perde il fascino della fantasia, benché nel suo correre attraverso le infinite migliorie, abbia spesso e troppo ceduto alle lusinghe del botteghino e del consumo di massa, diventando prodotto, e non più arte. Ma quale magia, d'altronde, non l'ha fatto? Quanti artisti hanno voluto vendersi ai tempi? Quali altri traguardi il cinema supererà attraverso i tempi è ancora da scoprire: a tutt'oggi, però, ci si può degnamente accontentare dei tanti capolavori che ha già creato!
L.C.
Le grandi fasi del cinema
Come ho accennato nell'introduzione sopra, questi approssimativamente cento anni di cinema possono essere divisi in grandi aree d'influenza e trasformazioni, ognuna caratterizzata da elementi prettamente tecnici, da rivoluzioni di pensiero e tematiche, da indimenticabili interpreti e
da indelebili regie. Ho provato nei seguenti paragrafetti a raccontare in grandi linee della storia della cinematografia, attento a non dimenticare le grandissime firme d'autore, che sono poi la base
incancellabile di questo secolo di cinema.
La prima fase, che in realtà dovrebbe comprendere anche gli ultimi dieci anni dell'Ottocento, si sviluppa in un fenomento di massa solo nei primi venti-trenta anni del Novencento. L'arte che regna
incontrastata è quella del muto...
Il cinema Muto
La seconda fase, dalla fine degli anni trenta agli anni sessanta, può essere intesa come un'area storica di grandi mutazioni, una fascia di transizione in cui le vecchie tecniche sono ancora presenti, ma stanno già lasciando il passo a due mutazioni indispensabili alla cinematografia: il sonoro e il colore.
Il periodo di transizione
Questa terza fase cresce verso la fine degli anni '60 per maturare con pienezza solo negli anni '70 e '80. E' l'epoca delle profonde trasformazioni culturali e tematiche...
Il periodo delle mutazioni
Si tratta dell'ultima fase della cinematografia, quella moderna, recente e recentissima, che si sviluppa per tutta la durata degli anni '90 fino ad oggi. E' il periodo degli effetti speciali e della
produzione commerciale del cinema.
Il cinema moderno
Il cinema muto
Dopo i primi decenni di esperimenti e tentativi, l'arte cinematografica cominciò ad assestarsi pienamente dai primi dieci anni del nuovo secolo, soprattutto in alcune nazioni: Inghilterra, Germania, Francia, Stati Uniti e Russia. In particolare, prima che gli Studios Hollywoodiani cominciassero a perpetuare un vero e proprio monopolio sul cinema mondiale (ossia fino agli anni '40-'50 circa), la migliore produzione veniva dalla Germania, e dagli anni Venti anche dalla
Russia. Il cinema di quegli anni era, come si sa, caratterizzato da un bianco e nero obbligatorio e dall'arte del mimo, poiché il sonoro necessitava di qualche anno prima di potersi imporre. Ciò spiega il fatto che non era possibile produrre un grande varietà di tematiche; particolarmente tre erano presenti nel cinema di quegli anni: la tematica politica, la tematica comica e la tematica orrorifica. Per quanto riguarda la prima, i motivi sono chiari: sia Germania che Russia, e così i paesi occidentali, avevano necessità, dopo
rielaborati e spesso addirittura copiati, sono realmente classici insuperati. Il tutto perché, non esistendo effetti speciali particolari, e neanche il sonoro, tutto il terrore, l'ansia e
l'angoscia delle atmosfere dovevano essere espressi dai visi, dalle inquadratura, dalle scenografie, rendendo il tutto particolarmente impressionante. A questo proposito sarebbe impossibile non ricordare il grandissimo "Nosferatu il vampiro" (Germania, '22) di Friedrich Murnau, anch'esso tedesco, regista di quello che fu il primo, e migliore vampiro della storia del cinema (insieme forse a quello di F. Ford Coppola del 1992). A questo grande classico, si possono accostare altri
grandissimi film muti dell'epoca: "Frankeinstein" di James Whale (USA, '31), "Dracula Primo" di Tod Browning (USA, '31) (in cui spicca un grandissimo e storico Bela Lugosi), "Freaks" anch'esso di Browning (USA, '32), "La mummia" di Karl Freund (USA, '34), "King Kong" di M. C. Cooper e E. B. Schoedsack (USA, '33). Si può dire che quegli anni di cinema furono davvero monopolizzati dalla tematica horrorifica; ma parallelamente si sviluppò la grande arte del sorriso, ossia del cinema
comico. Meastri assoluti di questa sublime arte sono certamente Charlie Chaplin, e la coppia di Oliver & Hardy (in Italia, Stanlio e Ollio). Certo questi non sono gli unici comici del cinema muto, ma sono coloro che sicuramente incarnano la grandezza di quell'arte non semplice. Di Charlie Chaplin si potrebbe elencare un'infinità di corto e lungometraggi risalenti a questo periodo, nonostante i suoi più grandi capolavori siano da cercarsi nel periodo più tardo in cui il muto cominciava a scomparire. Ed è fuori di dubbio che col muto andava anche morendo il suo più magico personaggio, il celeberrimo vagabondo Charlot, eroe di mille avventure metropolitane, sempre tra il comico e il tragico, tra la risata più sana e le lacrime più sentite. Quel vagabondo che per antonomasia era muto, che con le sue facce incredibili, magiche e uniche nella storia di tutta la cinematografia, e che con l'avvento del sonoro avrebbe lasciato il passo a personaggi nuovi e certo meno affasciananti e "umani". Non fu proprio così, invece, per Stanlio e Ollio: la coppia, famosa in tutto il mondo, si fece sì strada nel muto, ma trovò il maggior compimento nel sonoro. Sono indimenticabili infatti le loro voci (o meglio le voci del doppiaggio), onnipresenti a tutt'oggi nei programmi televisivi di tutto il mondo. La loro paradossale simbiosi è stato il punto forte della
comicità che proponevano: due personaggi opposti e contrari, uno magro e l'altro grasso, uno tonto e l'altro fintamente furbo, entrambi sempre coinvolti in situazioni assurde che riuscivano a superare grazie ad un comicissimo fato! Probabilmente, dopo questi tre grandi attori, il cinema non è più stato lo stesso; e di certo non c'è più stata la sana comicità che essi avevano proposto con così storico successo. Non deve poi essere dimenticato un grande idolo del cinema muto, che morì
precocemente nel 1926, ma che riuscì ugualmente a mettere il suo indelebile marchio nella storia del cinema: Rodolfo Valentino. Bellissimo e non statunitense, ottenne un clamoroso successo proprio in America; divenne un mito di prorompente sensualità, nonostante tutte le censure e le limitazioni dell'epoca. Il suo più importante film è stato forse proprio il suo ultimo: "Il figlio dello sceicco". Con due grandi classici, infatti, nasceva un cinema nuovo: "Biancaneve e i sette nani"
di Walt Disney e "Via col vento" di Victor Fleming...
Il periodo di transizione
Negli anni '30 il cinematografo si era già profondamente radicato nell'elenco dei prodigi tecnici della Nuova Era, arrivando lentamente a coinvolgere tutti gli strati della popolazione, e imponendosi come l'arte della gente comune, poiché data la semplicità di comprensione, poteva essere apprezzata da tutti. Ed è proprio verso gli anni '40 che il cinema arriva ad una sua tappa fondamentale, che sarà destinata a modificare definitivamente la tecnica di produzione delle pellicole: furono infatti perfezionati i metodi per accostare alle immagini il sonoro, e d'altra parte si era potuto sperimentare con successo il "technicolor", recentissima invenzione statunitense che permetteva di leggere a colori le immagini prima proiettabili esclusivamente in bianco e nero. Tra le prime pellicole che godettero di entrambi questi "miracoli" (che per la verità all'epoca suscitavano non troppo entusiasmo soprattutto fra i grandi capisaldi del vecchio cinema, primo fra tutti Charlie Chaplin) furono due immensi classici del cinema mondiale, entrambi produzioni statunitensi: nel 1937 "Biancaneve e i sette nani" (che tra le altre cose fu anche il primo lungometraggio
animato) di Walt Disney e mel 1939 "Via col vento" di Victor Fleming, melodramma storico per decenni record d'incassi e di successo mondiale.
Questi due film pionieristici si dimostrarono subito un'investimento clamoroso, e soprattutto una definitiva vittoria del cinema statunitense contro quello europeo.
demoralizzata dalla Prima Guerra Mondiale, perde il primato mondiale della produzione, e così Russia ed Inghilterra. Gli Studios Hollywoodiani diventano il nuovo "mito americano", il quale, con
profondo intuito da parte di produttori e politici, diventa precocemente trampolino di lancio per la famosa propaganda pro-capitalismo degli anni antecedenti
citarlo, "Viale del tramonto" (USA, '50), di Billy Wilder. E poi i musical di Gene Kelly, Fred Astaire e Ginger Rogers; i gialli mozzafiato di Alfred Hitchcock; i miti eterni di James Dean, Marlon Brando, Brigitte Bardot, Ingrid Bergman, Marlene Dietrich, Greta Garbo,
Ava Garden, Rita Hayworth, Audrey Hepburn, Grace Kelly, Jack Lemmon, Elizabeth Taylor, Cary Grant, Clarke Gable... e Marilyn Monroe, ovviamente... Davvero, se si dovesse parlare in particolare di ciascuno d'essi, non basterebbero intere ore, e ugualmente per commentare i loro
film, o i registi geniali di questi film. Ma non si possono non citare il celeberrimo "Casablanca", di M. Curtiz (USA, '42); "Eva contro Eva", con le due strepitose Bette Davis e Anne Baxter (USA, '50); "Cantando sotto la pioggia", di e con Gene Kelly (USA, '52)... e quanti altri?! Ma alcune parole a parte vanno senz'altro spese per il vero genio, registico ed interpretativo, di questa fase del cinema: Orson Welles. Se del muto il re incontrastato fu Chaplin, del periodo di transione il dominatore fu Welles. Questo perché la sua inventiva sconfinata, la sua perspicacia, il suo tono sempre "perfettamente polemico", di critica alla società, e la sua abilità incontestabile sia davanti che dietro la macchina da presa, impose una nuova concezione di cinema, ma soprattutto mutò la necessità delle vecchie tematiche. Welles per primo scrollò l'idea di un infertile sentimentalismo che da decenni il cinema si portava dietro, trasfromandolo in una vera e propria macchina
comunicativa, d'impatto e di discussione con, e spesso contro, la cultura e la società. E il suo lavoro più importante, dirompente e storico è certamente "Quarto Potere", da molti ritenuto il più importante film di tutta la storia della cinematografia. E mentre negli States si diffondeva questo cinema nuovo, che dall'Europa sembrava irraggiungibile, proprio dall'Italia venne una
risposta forte, benché ancora in via di perfezionamento. Alla grande comicità di Totò, che all'epoca fu il primo italiano del cinema ad essere un poco conusciuto all'estero, si affiancarono grandi attrici ed attori e grandi registi, che non raramente superarono per stile e tematiche le produzioni statunitensi. Basti pensare ad attrici come Sophia Loren, Anna Magnani e Gina Lollobrigida; o ad intepreti come Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio Gassman; e a registi come Vittorio De Sica e soprattutto al grandissimo Federico Fellini, re incontrastato del cinema italiano. Insomma, come si può capire, questo lungo periodo che in alcuni stati durò meno, in altri di più, fu forse la vera fase d'oro di tutti e cento gli anni dell'arte cinematografica. Infatti, benché i capolavori non manchino neppure nelle altre fasce, sicuramente è in questa che troviamo le maggiori espressioni, le più forti spinte a produrre cinema d'autore, innovativo non solo nelle tecniche, ma anche nei contenuti, spesso critici e corrosivi senza mancare di indubbia educazione al gusto (che fin troppo costantemente mancherà in seguito). Nonostante tutte, nuove ed importanti trasformazioni stavano sopraggiungendo all'orizzonte della storia della cinematografia: soprattuto per ciò che riguardava le tematiche sociali, politiche e stilistiche.
Il periodo delle mutazioni
Questo periodo va grossomodo dalla fine degli anni '60 alla fine degli anni '80, ed è caratterizzato da una lunga serie di mutamenti, soprattutto per quanto riguarda effetti speciali e, forse anche più
importante, per ciò che concerne l'idea che si comincia ad affermare sul ruolo del cinema come unico svago da un lato e come strumento di dibattito sociale dall'altro. Andiamo per gradi: prima di tutto bisogna dire che quella che fu la più grande rivoluzione insieme al sonoro, ossia il colore, diventa definitivamente la tecnica usata senza remore, nonostante in principio i risultati non siano eccellenti come quelli che si avranno a partire dagli anni '80. Tutto ciò comporta che una
sterminata serie di registi cominci lentamente a svanire nel dimenticatoio, e purtroppo in questo periodo, che personalmente considero il peggiore della storia del cinema (benché anch'esso abbia i
suoi capolavori indiscussi), vengono messi da parte anche i grandissimi successi e lavori d'autore degli anni passati. Questo avviene forse non tanto per l'abitudine ormai presa al colore, ma piuttosto per il fatto che gli eventi del '68-'69 (ovvero della rivoluzione culturale) avevano forse inaspettatamente aperto un nuovo orizzonte al cinema: superando il classico horror, il comico, la storica commedia wellesiana e forse andando definitivamente oltre i personaggi-mito come James Dean e Marilyn Monroe, lo spettatore degli anni '70 e '80 probabilmente cercava qualcosa di più distensivo, di meno autoritario e forse anche di meno contenutistico, ossia preferiva vedere qualche commediola di bassa lega, spesso (come di vedrà) colma di doppi sensi a carattere erotico. Questo è un particolare molto rilevante, per quanto possa sembrare grottesco: è come se in questi anni, sulla scia della rivoluzione culturale, si cercasse anche nel cinema un punto di sfogo per la libertà sessuale, in cui i nudi arrivavano per la prima volta nelle pellicole di autori più o meno celebrati, e in cui le tematiche erotico-sessuali, spesso mascherate da strutture documentaristiche,
sembravano, in particolare in Italia, occupare la maggior parte degli autori. Nasce così una folta schiera di interpreti destinati unicamente a questo genere di commedie (pensiamo al nostrano Lando Buzzanca), e di conseguenza all'inflazione di produzione, una grandissima quantità di
film meno che mediocri. Eppure, pensando ad esempio a "Ultimo tango a Parigi", di Bernardo Bertolucci (Italia, '72), con un gigantesco Marlon Brando, possiamo notare come anche la tematica sessuale possa venir trattata da un regista di grande stile senza necessariamente cadere nello squallore. C'è da considerare anche che questi sono gli anni in cui il mezzo comunicativo fondamentale diventa sempre più il televisore, e che è proprio al fine di venire venduti alle verie
televisioni, che si producono una serie sconfinata di film di serie B. Un'altra importante tematica che s'impone in questo periodo è certamente quella fantascientifica, forse incentivata dalle continue
missioni nello spazio USA-URSS, che coinvolgevano all'epoca l'attenzione del grande pubblico, e quindi soprattutto dal traguardo americano dello sbarco sulla Luna (1969). A questo riguardo è d'obbligo ricordare un grandissimo capolavoro di colui che s'imporrà come il maggior regista moderno dopo Welles: Stanley Kubrick, che nel 1968 celebra il suo genio con "2001: odissea nello spazio". Questo film, oltre che rendere estremamente filosofica tutta la tematica fantascientifica, con uno stile e una capacità intuitiva inimitabili, apre anche la strada a quella che viene considerata la seconda rivoluzione tecnologica del cinema, dopo quella del sonoro e del colore. Infatti in questo periodo si cominciano a sperimentare tutta una serie di nuove tecniche di ripresa che consentivano di modificare le immagini impresse nella pellicola in maniera all'epoca spettacolare.
Le sole immagini in cui l'astronauta di 2001 cammina a testa in giù nel settore della navicella rappresentano un gigantesco passo avanti per tutta la storia del cinema. Bisogna poi ricordare certo anche film più recenti, come "Blade Runner" del nuovo maestro Ridley Scott, e "Brazil", di Terry Gilliam; entrambe pellicole in cui la tematica fantastica si fonde con precisi messaggi sociali e culturali. Ma questo è anche il periodo delle preoccupazioni sociali, e in tutti i paesi si cominciano a produrre film di protesta: si può così pensare a "Il fascino discreto della borghesia", (Francia, 1973), un'ironica e spietata accusa ai falsi valori moderni. Oppure ancora a Kubrick, e alla sua immensa "Arancia meccanica", shockante accusa ad una civiltà sempre più violenta, subdola e insensanta; o ancora, un po' più vecchio ma in piena sintonia con questo cinema, "Il laureato", di Mike Nichols,
con un indimenticabile Dustin Hoffman (USA, '67) Ma risale a questi anni anche uno dei maggiori colossal della storia del cinema, "Apocalypse now", del meastro Coppola. Questa geniale denuncia
alla guerra vietnamita, condotta con stile e con un immenso dispendio di dollari, diventerà un'incona, forse anche per la maestosa e indimenticabile interpretazione dell'ancora mitico Brando. Va poi ricordata la nascita artistica di alcuni importantissimi intepreti che faranno monopolio vero e proprio nel cinema moderno: evidentemente alludo a Robert De Niro, Al Pacino, Harrison Ford, Dustin Hoffman e Gerard Depardieu, i quali, ciascno con le proprie particolari caratteristiche intepretative, s'imporranno come colonne portanti del cinema d'autore moderno, lavorando appunto coi più influenti registi attuali: Scorsese, Coppola, ecc. In Italia si possono ancora celebrare i fasti di registi quali Visconti, Bertolucci, Leone, Pasolini e soprattutto Fellini (vedi pagina sul periodo di transizione), ma anche di Zeffirelli e Tornatore; nonostante la presenza produttiva di questi maestri non ostacoli la dolagazioni di pessime pellicole non-d'autore. E come si può scordare la nascita del mitico "Fantozzi", ragioniere sfortunatissimo, allegoria storica di un'Italia tragicomica e grottesca, interpretato (e c'è bisogno di ricordarlo?!) dal grande Paolo Villaggio.
Si potrebbero certo fare altri illustri esempi (come quello di Wim Wender per la regia in Germania), ma è mi sembra più giusto delineare davvero questo periodo come un punto di caduta del cinema, che benché sappia ancora produrre lavori incommensurabili, di contro produce anche una quantità immensa di delusioni e inutilità, che nonostante tutto saranno fonte di grande guadagno per le case produttrici americane e non solo.
Il cinema moderno
...Dopo quasi cento anni di storia, il cinema arriva ai nostri giorni, profondamente mutato, nell'aspetto e nella sua finalità. Sono lontani i tempi delle deliziose comiche morali, delle esortazioni sociali, dei ricordi storici: la cinematografia, perdendo via via l'onore di venir chiamata arte, cade a semplice passatempo, a prodotto di mercato, a ulteriore mezzo pubblicitario, con pochi, rari meriti. Eppure, nonostante il consumismo infrenabile, che ha corroso e corrode il significato profondo del cinema, anche questi ultimi dieci anni hanno visto luminosi astri sia dietro che davanti la macchina da presa, che sempre più spesso è lo schermo di un computer. Già, perché semplificando questo decenni di cinema moderno, si può dire che'esso sia caratterizzato esclusivamente da inimmaginabili effetti speciali, che tolgono il fiato, e da tutta una serie di eccessi che neppure l'anticonformista Pasolini in Italia avrebbe immaginato. Per quanto riguarda gli effetti speciali si potrebbero fare numerosi esempi: dai "Jurassik Park" (USA, '93, '98 e '01) di Spielberg ai
fantascientifici "Indipendence Day" (USA, '96) e "Man in Black" (USA, '97); dal gigantesco "Titanic" (USA, '98) al nuovo metodo Disneyano, anch'esso assalito dalla febbre virtuale, dei "Toy Story" (USA, '95 e '98). Insomma, un cinema che perde tutto, anche il senso più nobile di trama culturale onnicomprensibile, ma che mantiene solo la faccia... e che faccia! Dopo la decadenza insopportabile del cinema anni '80, nei '90 gli schermi si colorano di immagini mai viste, di
navi spaziali che sembrano bucare i teli delle sale, di mostri ed esplosioni ed affondamenti e suoni da far saltare lo spettatore sulla poltrona! Tutto un baraccone di rumori in stereofonia e di creazioni
virtuali mozzafiato che non lasciano speranza allo spettatore di avere un attimo di tregua: fondamentalmente, una maschera per nascondere la vuotezza di contenuti, che sembrano essere stati esauriti tutti nei capolavori datati anni '50. E oltre alle infinite creazioni di effetti tecnologici, ogni mese più perfetti, si delinea un'altra maschera per il cinema moderno: quello del "non-limite". L'indegno cinema soft-erotico degli anni '80 impallidisce davanti all'irriverenza di questo
ultimo decennio: il nudo è d'obbligo, il sesso è esplicito, tanto che anche le più dolci storie d'amore in genere si concludono in un epilogo di dieci minuti di sesso, e la violenza diviene così gratutita da non far più nessun effetto: il cinema che non ha più nulla da raccontare ha bisogno, per catalizzare l'attenzione del grande pubblico, di stupire, e non importa se negativamente. O si riempino le due ore di immagini meravigliose, per quanto inutili, oppure si trattano (male) tematiche impressionanti: stupri, violenze, guerre, invasioni aliene... tutto pur di non lasciare spazio perché qualcuno si accorga dell'insensatezza di ciò che ha visto.
Ma certo, non si possono ridurre dieci anni di cinema in maniera tanto univoca, senza rendere onore ai fatti, e quindi è giusto annotare anche i buoni traguardi del cinema attuale: prima di tutto, la grande libertà d'espressione che sembrerebbe intrinseca in questo periodo, ha permesso a numerosi giovani registi di affrontare molte tematiche spesso in precendenza lasciate da parte per paura della poca partecipazione del pubblico: razzismo e nazismo, olocausto e genocidi storici più o meno recenti spopolano anche fra i registi più importanti di questi anni, costituendo un grande elenco di film-documetaristici che fanno conoscere a grandi e piccoli l'orrore di quegli anni. Ultimo fra tutti,
il grande successo italiano di Roberto Benigni, "La vita è bella" (Italia, '97), delicato tragicomico di un riscattato attore, che, forse sulla scia del mitico Chaplin, sa far sorridere e commuovere anche i
più alienati statunitensi. Oltre alla storia recente, celebrata anche in buoni film come "Salvate il soldato Ryan" (USA, '98), un'altra tendenza è quella di impressionare lo spettatore con ben costruiti
thriller, primo fra tutti il mitico "Il silenzio degli innocenti" (USA, '90), con una preziosa Jodie Foster, dal quale discenderanno numerose copie, e che proprio dopo dieci anni produce il suo seguito, nonostante indegno rispetto al primo ("Hannibal", nel 2001 nelle sele di tutto il mondo). E ancora è tendenza ben radicata quella di mettere in scena classici della letteratura (ad esempio "I miserabili" di Hugo), come già fecero negli anni precedenti Kubrick e altri maestri. E purtroppo proprio nel '99 il mondo del cinema perde il suo ultimo caposaldo, Kubrick appunto: ma non prima che ci donasse l'ultimo, ennesimo capolavoro, l'onirico "Eyes Wide Shut", (GB, '99). Tornando
all'analisi del cinema moderno, in piena sincerità, bisogna dire che è difficile tracciarne con certezza i confini: la positiva libertà creativa, che spesso però sfocia in piena illogicità, ha portato il
cinema ad esprimersi in tutti i campi, senza nessuna paura di pregiudizi politici o sociali, e forse anche spinti ad eliminare definitivamente questi pregiudizi. Questa è di certo la meta fondamentale raggiunta dal cinema moderno: aver compreso che anch'esso, non differentemente dal teatro, dalla pittura e dalla musica, ha bisogno di una spinta fantasiosa e creatrice non indifferente per
ottenere risultati sempre nuovi. In questo certo supera gli anni che lo precedono giacché, nella più totale apatia, s'era incagliato in mediodri manifestazioni sconclusionate. Si affrontano così di petto tematiche come quelle dell'oppressione politica, della decadenza sociale americana, dell'omosessualità, della religione, della storia con la più trasperente indipendenza dal giudizio dei critici e dei benpensanti. I più importanti registi di questo periodo sono per lo più statunitensi: Coppola, Scott, Gilliam, Altman, Burton, Scorsese, Spielberg, ecc. (vedi la sezione della Homepage sui Registi); e ugualmente per quanto riguarda gli attori: per le donne, certo Maryl Streep, Jodie Foster, Nicol Kidman, Julia Roberts, Michelle Pfiffer; e per gli uomini i giovani Johnny Depp, Matt Damon, Brad Pitt e Leonardo Di Caprio; e i "già grandi" Robert De Niro, Al Pacino, Anthony Hopkins, Jack Nicholson, Harrison Ford, Tom Hanks, Robin Williams, Denzel Washington, ecc. (vedi la sezione della Homepage sugli Interpreti). Per quanto riguarda l'Italia certamente dietro la camera vanno ricordati Bertolucci, Tornatore e Zeffirelli; ma anche i più "giovani" Aldo
Giovanni e Giacomo (record d'incassi nel '98), Verdone, e il già citato Roberto Benigni, che rappresentano la generazione dei "fact-totum", ossia di coloro che fanno non solo da registi, ma anche da sceneggiatori ed attori, nei propri film. Mi piacerebbe poi ricordare tre grandi personaggi del cinema italiano, nonostante non sia stato questo ultimo decennio il loro "periodo d'oro": Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni ed Alberto Sordi, che proprio nel
80 anni. Abbiamo delineato dunque dieci anni di cinema che tra alti e bassi ha dato qualcosa di certamente nuovo e fresco a quest'arte così martoriata dal "virtual world" e dall'home video (pressante macchina commerciale che produce per il solo scopo di vendere, senza alcun interesse
artistico o culturale), ma che a parer mio dovrebbe forse prendersi la responsabilità di guardare un po' ai fasti passati per comprendere cosa era veremente cinema, e cosa del cinema verrà sempre ricordato a prescindere dal colore, dal sonoro e dall'anno in cui hanno fatto la proprio comparsa sugli schermi. Ossia, che si osservino i grandi maestri della prima metà del secolo per scorgere nuovi spunti e nuove tematiche più degne dell'arte del cimatografo... (vedi comunque la
breve sezione della Homepage sui più interessanti film recenti).
Tratto da: http://web.tiscalinet.it/storiadelcinema
Auguste e Louis Lumière
Auguste e Louis Lumière


I due fratelli nacquero entrambi a Besançon, in Francia, ma crebbero a Lione. Loro padre avviò un'impresa fotografica e entrambi i fratelli lavorarono a lungo per lui, Louis come fisico e Auguste come direttore. Louis aveva sperimentato alcuni miglioramenti al processo fotografico, il più rilevante era il procedimento del "piatto a secco", che era un punto importante verso la pellicola.
Fino a che il loro padre non andò in pensione nel 1892 i fratelli lavorarono alacremente per creare la pellicola cinematografica. Brevettarono un numero significativo di procedimenti, tra le quali è da segnalare la creazione del "foro di trascinamento" nella pellicola, come mezzo per trascinarla attraverso la camera e il proiettore.
Produssero un singolo strumento che funzionava sia da camera che da proiettore, il cinématographe che brevettarono il 13 febbraio 1894. La prima pellicola venne girata con questo strumento il 19 marzo 1895; il film era L'uscita dalle officine Lumière (La sortie des usines Lumière), che viene spesso citato come il primo documentario (anche se questa definizione è sempre stata fonte di diversi dibattiti).
Il primo spettacolo a pagamento si tenne il 28 dicembre a Parigi al Grand Café sul Boulevard des Capucines. Andarono in tour con il cinématographe nel 1896 visitando Londra e New York. Le immagini in movimento ebbero un'immediata e significativa influenza sulla cultura popolare con L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (L'arrivée d'un train en gare de la Ciotat) e La colazione del bimbo (Le Déjeuner de Bébé), e il primo esempio di commedia con la farsa L'innaffiatore innaffiato (L'arroseur arrosé).
Paradossalmente, i due fratelli ritenevano il cinema "un'invenzione senza futuro", e decisero per questo motivo di vendere la loro invenzione a Georges Méliès, per cui il loro ruolo nella storia del cinema fu molto breve.
Spostarono la loro attenzione sulla fotografia a colori e, nel 1903, brevettarono il processo "Autochrome Lumière", lanciato sul mercato nel 1907. La società Lumière fu una delle maggiori produttrici in Europa, ed il marchio Lumière scomparve dal mercato con la fusione alla Ilford.
I Lumière proposero anche l'altoparlante e la Tulle-gras (per eliminare le bruciature).
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I fratelli Lumière e Thomas Edison
I fratelli Louis e August LumièreÈ frequente l'affermazione secondo cui il cinema sia nato nel 1895 grazie all'inventiva dei fratelli Louis e August Lumière (tant'è che per tutti gli esperimenti anteriori a questa data si parla di pre-cinema), i quali mostrarono per la prima volta al pubblico del Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi, il 28 dicembre 1895, la loro invenzione: un apparecchio brevettato chiamato cinèmatographe.
Tale apparecchio era in grado di proiettare su uno schermo bianco una sequenza di immagini distinte, impresse su una pellicola stampata con un processo fotografico, in modo da creare l'effetto del movimento. Thomas Edison nel 1889 realizzò una cinepresa (detta Kinetograph) ed una macchina da visione (Kinetoscope): la prima era destinata a scattare in rapida successione una serie di fotografie su una pellicola 35mm; la seconda consentiva ad un solo spettatore per volta di osservare, tramite un visore, l'alternanza delle immagini impresse sulla pellicola. Ai fratelli Lumière si deve comunque l'idea di proiettare la pellicola, così da consentire la visione dello spettacolo ad una moltitudine di spettatori.
Essi non intuirono il potenziale di questo strumento come mezzo per fare spettacolo, considerandolo esclusivamente a fini documentaristici, senza per questo sminuirne l'importanza, tanto che si rifiutarono di vendere le loro macchine, limitandosi a darle in locazione. Ciò determinò la nascita di molte imitazioni. Nello stesso periodo, Edison (negli U.S.A.) iniziò un'aspra battaglia giudiziaria per impedire l'uso, sul territorio americano, degli apparecchi francesi, rivendicando il diritto esclusivo all'uso dell'invenzione.
Dopo circa cinquecento cause in tribunale, il mercato sarà comunque liberalizzato. Nel 1900 i fratelli Lumière cedettero i diritti di sfruttamento della loro invenzione a Charles Pathè. Il cinematografo si diffuse così immediatamente in Europa e poi nel resto del mondo.
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I primi anni e l'introduzione del sonoro
Georges MélièsI primi film proiettati con il sistema del cinematografo erano poco più che dimostrazioni, scene di vita quotidiana filmate e proiettate per meravigliare il pubblico attonito. Ricordiamo la famosa proiezione di un treno in corsa che sembrava venire nella direzione degli spettatori: si dice che alla prima visione il pubblico scappò dalla sala nel timore che il treno bucasse lo schermo. Tuttavia le enormi potenzialità del mezzo come intrattenimento di massa non tardarono ad essere meglio sfruttate: i primi a intuire le sue reali capacità furono Georges Méliès in Francia, a buon diritto il padre del cinema fantastico, e l'americano David W. Griffith il cui La nascita di una Nazione del 1915 è il primo vero film in senso moderno e rappresenta il culmine del cosiddetto cinema delle origini.
Con i primi grandi successi del cinema muto, fu presto chiaro che la produzione di film poteva essere un affare favoloso, tale da giustificare anche l'investimento di forti somme di denaro: un film che ha successo ripaga di molte volte i costi per crearlo e distribuirlo. D'altra parte sono soldi buttati se non incontra i gusti del pubblico.
Quando fu chiaro ai produttori che la gente si affezionava agli attori che vedeva sullo schermo, da una parte favorirono questo attaccamento promuovendo pubblicamente gli artisti che avevano dimostrato di piacere agli spettatori, per renderli ancora più popolari, e dall'altra iniziarono a pagare loro una parte consistente di questi profitti pur di ingaggiarli anche per i film successivi: gli attori cinematografici di successo iniziarono a guadagnare cifre inaudite e nacquero così i primi divi, le prime star.
Gli editori radiofonici e giornalistici, dal canto loro, furono ben felici di poter attingere ad argomenti nuovi e di sicuro interesse per i loro lettori: il processo si alimentò da solo e diede inizio all'insieme di attività di promozione detto star system, che non veicolò soltanto i singoli artisti ma anche il loro elevato tenore di vita.
Il fatto che un attore cinematografico non dovesse avere (in apparenza) altre doti che piacere al pubblico, e che la nascente industria cinematografica cercasse costantemente nuovi attori e pagasse loro delle vere fortune (ma solo a chi sfondava), e la fama enorme di cui godevano che poteva arrivare all'idolatria (uno su tutti: Rodolfo Valentino), rese il mestiere di attore del cinema un sogno, un miraggio che catturò la fantasia delle masse: tutti volevano diventare attori.
Una delle scene chiave del film Viaggio nella Luna di Méliès « Il sonoro? Cinque sei mesi al massimo e poi scomparirà… Â» (Chaplin, 1931)
La possibilità di sincronizzare dei suoni alle immagini, per aumentare il grado di coinvolgimento del pubblico e il senso di realismo, era allo studio fin dall'inizio del 1906 con gli esperimenti realizzati al Cinema Lumière di Palazzo Agostini a Pisa, il più antico cinema italiano ancora in esercizio. Inaugurato il 15 dicembre 1905, venne realizzato dall'architetto Luigi Bellincioni. Il 19 ottobre 1906 vi venne realizzato il primo esperimento di sonorizzazione di pellicole da parte del professore Pietro Pierini dell'Università di Pisa, brevettato dalla Fabbrica Pisana di Pellicole Parlate sotto la dizione ‘Sistema elettrico per sincronismo di movimenti’ e, dopo averne migliorato il funzionamento, come ‘Isosincronizzatore’.
Per il primo film sonoro, Il cantante di jazz, si dovette però aspettare il 1927. La tecnica venne perfezionata ulteriormente nel 1930, creando due nuove attività, il doppiaggio e la sonorizzazione che provocarono un terremoto nel mondo del cinema. Fino ad allora, infatti, la maggior parte degli attori venivano dal teatro, e anche quelli che non avevano esperienza teatrale mutuavano il loro modo di recitare dai colleghi "professionisti", di cui copiavano la tecnica.
Per capire l'impatto dell'avvento del sonoro, bisogna tenere presente che la tecnica di recitazione teatrale è studiata per permettere a tutti gli spettatori, anche a quelli molto lontani dal palco, di capire chiaramente le azioni, le emozioni e gli stati d'animo dei personaggi rappresentati.
Per ottenere questo, tutti i gesti e le espressioni sono enfatiche, ampie, molto caricate: nei film invece, dove la macchina da presa è a pochi metri dall'attore e addirittura spesso ne inquadra solo il volto (primo piano), una gestualità tanto esagerata è superflua. Nei film muti questo non era un vero problema, perché permetteva di sopperire alla mancanza di suono; ma con il sonoro e l'effetto della musica che sottolinea le emozioni e le situazioni, il modo di recitare teatrale classico diventava innaturale e perfino ridicolo.
Molti grandi attori del cinema muto non seppero adattarsi, e scomparirono dagli schermi tornando al teatro o ritirandosi a vita privata: quasi tutti oggi sono stati dimenticati.
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Il cinema classico
Dal
Questo salto qualitativo è reso possibile dall'evolversi delle tecniche del montaggio, le quali, con il montaggio alternato, il montaggio analitico ed il montaggio contiguo, permettono di saltare da una scena all'altra e da un punto di vista all'altro, senza che il pubblico resti disorientato dal cambio d'inquadratura, rendendo quindi le storie molto più avvincenti, e diminuendo i momenti di pausa narrativa. Tutto questo senza introdurre salti troppo bruschi fra le scene. Il cinema americano capisce subito quanto siano importanti la dinamicità e la rapidità, e già verso la fine degli anni '30 un film americano contiene in media 600-700 inquadrature, circa il triplo della media di venti anni prima. Tutte queste Regole del Buon montaggio verranno prescritte nel Codice Hays, codici necessari per l'accettazione delle pellicole da parte degli studios


